Tag: economia

  • BCE: Tassi d’interesse invariati a luglio, ma possibili cambiamenti in arrivo

    BCE: Tassi d’interesse invariati a luglio, ma possibili cambiamenti in arrivo

    In Breve

    Quali sono i tassi d'interesse attuali della BCE?
    Il tasso sui depositi è 2,25%, il tasso sui rifinanziamenti principali è 2,40% e il tasso sui prestiti marginali è 2,65%.
    Ci sarà un aumento dei tassi a settembre?
    Non è escluso un aumento dei tassi già a settembre, a seconda dell'andamento economico.
    Qual è la situazione attuale dell'inflazione in Europa?
    Le aspettative di inflazione a breve termine rimangono elevate, mentre quelle a lungo termine si attestano attorno al 2%.

    La Banca Centrale Europea (BCE) ha annunciato che i tassi d’interesse rimarranno invariati nella riunione di luglio 2026. Il tasso sui depositi è fissato al 2,25%, il tasso sui rifinanziamenti principali al 2,40% e il tasso sui prestiti marginali al 2,65%. Questa decisione è stata presa all’unanimità, anche se alcuni membri del Consiglio direttivo hanno espresso riserve riguardo alla necessità di un ulteriore rialzo dei tassi. Tuttavia, non si esclude un possibile aumento già a settembre.

    La presidente Christine Lagarde ha dichiarato che la BCE continuerà a monitorare attentamente i dati economici, le prospettive di inflazione e i rischi associati, prestando particolare attenzione agli effetti di secondo round che, al momento, non sono evidenti. Le proiezioni per il prossimo incontro di settembre dovranno tenere conto dell’andamento dei prezzi di petrolio e gas, che rimangono altamente variabili.

    Nonostante gli attacchi nel Mar Rosso siano stati considerati «allarmanti» e possano avere un impatto sull’economia, non hanno influenzato la decisione della BCE di mantenere i tassi fermi. Attualmente, le prospettive per i prezzi dell’energia si trovano vicino allo scenario di base delle proiezioni di giugno, ma ben al di sopra dei livelli pre-conflitto in Medio Oriente.

    La BCE ha sottolineato che, sebbene non ci sia necessità immediata di intervenire ulteriormente sul costo del credito, è fondamentale mantenere un attento monitoraggio dell’incertezza economica e dell’impatto inflazionistico derivante dallo shock energetico, che deve ancora manifestarsi pienamente. Nel secondo trimestre, l’attività economica ha mostrato segnali di miglioramento, specialmente nel settore dei servizi, nonostante il conflitto in Medio Oriente continui a frenare la crescita.

    Ad aprile, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 6,2%, vicino ai minimi storici, anche se le offerte di lavoro sono diminuite e le aspettative delle imprese e delle famiglie indicano un mercato del lavoro più debole rispetto a prima del conflitto. Gli indicatori anticipatori suggeriscono una crescita modesta nel breve termine, ostacolata dallo shock energetico e dalle incertezze globali.

    Lagarde ha anche fatto riferimento alla flessione dell’inflazione a giugno, avvertendo però che gli shock energetici continuano a contribuire all’aumento dei prezzi. Le aspettative di inflazione a breve termine rimangono elevate, mentre quelle a lungo termine si attestano attorno al 2%. La BCE prevede che la dinamica dei prezzi rimarrà sopra l’obiettivo fino alla prima metà del 2027, per poi diminuire grazie a un calo previsto dei prezzi dell’energia e a una crescita più contenuta.

    I rischi per la crescita sono orientati al ribasso, mentre quelli per l’inflazione sono al rialzo. Inoltre, le condizioni finanziarie sono diventate leggermente più rigide rispetto all’ultima riunione a causa del rialzo di giugno, e nel linguaggio del Consiglio direttivo è scomparso il riferimento ai rischi «bilanciati».

    Infine, Lagarde ha escluso di lasciare l’incarico prima della scadenza del mandato nel settembre 2027, affermando che «quando ci sono nuvole all’orizzonte, il capitano resta sulla nave». Ha anche accolto con favore l’adesione delle banche centrali di Bosnia e Montenegro alla piattaforma per pagamenti istantanei basata sulla tecnologia TIPS, con l’Albania, il Kosovo e la Macedonia del Nord previsti per novembre, ringraziando la Banca d’Italia per il ruolo svolto.

  • L’Agentic Commerce: Rivoluzione e Futuro del Commercio Elettronico con l’AI

    L’Agentic Commerce: Rivoluzione e Futuro del Commercio Elettronico con l’AI

    In Breve

    Cosa è l'agentic commerce?
    L'agentic commerce è un modello in cui agenti di intelligenza artificiale eseguono transazioni in tempo reale per conto dei clienti.
    Quali sono i vantaggi dell'agentic commerce?
    I vantaggi includono una maggiore automazione, personalizzazione e la possibilità di eseguire micro-transazioni.
    Come influisce l'agentic commerce sulle infrastrutture di pagamento?
    Richiede infrastrutture di pagamento più robuste e in grado di gestire transazioni dinamiche e complesse.

    Negli ultimi anni, il commercio elettronico ha subito una trasformazione radicale grazie all’introduzione di agenti di intelligenza artificiale (AI) in grado di avviare e completare transazioni in modo autonomo. Questo fenomeno, noto come agentic commerce, sta creando un ecosistema in cui i software agenti operano all’interno di vincoli definiti per eseguire acquisti in tempo reale, cambiando così il modo in cui i consumatori interagiscono con i brand.

    Tradizionalmente, il commercio digitale si è concentrato sull’ottimizzazione dell’esperienza utente attraverso interfacce intuitive e percorsi di conversione ben definiti. L’uso dell’intelligenza artificiale era limitato a strumenti come chatbot e assistenti virtuali. Tuttavia, con l’emergere degli agenti AI, ora è possibile per questi software eseguire transazioni direttamente per conto dei clienti, portando a una nuova era di automazione e personalizzazione.

    Per facilitare questa evoluzione, le infrastrutture di pagamento stanno subendo un cambiamento significativo. Si stanno spostando verso un modello in cui l’intento del consumatore si traduce direttamente in esecuzione, rendendo le piattaforme più leggibili dalle macchine e consentendo alle AI di completare transazioni in tempo reale.

    Le grandi imprese, in particolare, stanno iniziando ad adottare agenti proprietari sulle loro piattaforme digitali. Questi agenti sono progettati per migliorare le conversioni, raccogliere dati preziosi e mantenere i clienti all’interno dell’ecosistema del merchant. Tuttavia, per non perdere quote di mercato, sarà fondamentale anche aprirsi a agenti non brand controllati, gestiti dai consumatori o dai reparti acquisti.

    Dal punto di vista operativo, l’interazione con i sistemi software richiede infrastrutture che vanno oltre le interfacce utente. Gli agenti autonomi devono elaborare dati in modo diretto, rendendo essenziale l’ottimizzazione di cataloghi e metadata per i modelli linguistici. Questo può avvenire anche attraverso collaborazioni con partner specializzati nella discovery.

    Uno degli aspetti più critici dell’agentic commerce è il livello di pagamento. Le transazioni gestite da agenti AI sono altamente dinamiche e una singola inefficienza o un errore di autenticazione possono interrompere l’intero processo di acquisto. Pertanto, i merchant devono prioritizzare la creazione di un’architettura di pagamento robusta, capace di verificare l’intento umano e il consenso esplicito, nonché di riconoscere e autenticare l’agente specifico.

    Inoltre, l’agentic commerce promuove la transizione verso modelli di business modulari e micro-transazionali. Invece di pacchetti rigidi, gli agenti possono sottoscrivere dinamicamente servizi SaaS o abilitare l’acquisto di singole lezioni su piattaforme di apprendimento, combinando contenuti da diversi fornitori e distribuendo automaticamente i pagamenti tra i merchant coinvolti.

    Al centro di questa innovazione c’è il passaggio da infrastrutture di pagamento tradizionali a flussi monetari programmabili. I sistemi eseguono transazioni basate su condizioni valutate continuamente di intento e permesso, con la conferma del consenso umano che diventa la principale difesa contro attività AI non autorizzate.

    Per abilitare questo modello, sono necessari ambienti di pagamento in grado di interpretare istruzioni delegate, rispettare vincoli di spesa ed eseguire transazioni istantanee. Le credenziali di pagamento legate all’agente consentono un’autonomia operativa mantenendo il controllo finanziario e la tracciabilità per l’utente.

    I principali circuiti di carte stanno già formalizzando componenti di questo modello, mentre aggiornamenti normativi come PSD3/PSD4 e l’AI Act europeo stabiliscono aspettative di responsabilità che rendono la conformità un fattore critico. L’insieme di autenticazione in tempo reale degli agenti, requisiti normativi e credenziali programmabili introduce una complessità operativa che può essere mitigata tramite un punto di integrazione unico.

    Il reset a livello di protocollo del commercio digitale è in accelerazione. Il vantaggio competitivo andrà a chi metterà in sicurezza le proprie infrastrutture di pagamento per primo e valuterà la capacità di verificare l’intento e autenticare gli agenti in modo efficace.

  • Le aziende italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le tensioni globali

    Le aziende italiane all’estero: resilienza e prospettive di investimento nonostante le tensioni globali

    In Breve

    Qual è la propensione delle aziende italiane a investire all'estero?
    Il 51% delle aziende italiane prevede di investire nei mercati esteri.
    Quali sono i principali fattori che influenzano gli investimenti?
    I costi energetici e delle materie prime sono i fattori più citati, seguiti da rischio cambio e instabilità finanziaria.
    Cosa prevede il futuro per le aziende italiane nel 2027?
    L'82% delle imprese prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati.

    Le aziende italiane attive all’estero mostrano una sorprendente resilienza, mantenendo la loro propensione a investire nonostante le attuali tensioni geopolitiche, le politiche protezionistiche e l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, che ha raccolto dati dalle Camere di commercio italiane nel mondo, il clima per i prodotti italiani rimane positivo, con il 40% delle imprese che lo descrive come «molto positivo» e il 49% come «positivo, ma più selettivo». Solo il 3% delle aziende si mostra più prudente.

    Le valutazioni variano significativamente a seconda della regione: in America Latina, l’80% delle aziende riporta un clima molto positivo, mentre in Africa le opinioni sono più divise, oscillando tra stabilità e prudenza. Sul fronte degli investimenti, il 51% delle imprese intervistate ha dichiarato di voler investire nei mercati esteri, mentre il 26% adotta un approccio più cauto, e solo il 3% prevede una riduzione della propria esposizione.

    Analizzando le risposte per area geografica, emerge che in Asia e negli Stati Uniti tutte le imprese si dichiarano orientate a investire. In Europa, invece, si registra una maggiore prudenza: il 39% è propenso a nuovi investimenti, mentre il 33% si concentra su strategie difensive.

    Tra i fattori che influenzano le decisioni di investimento, i costi energetici e delle materie prime sono i più citati, con il 57% del campione che li considera cruciali. Seguono il rischio di cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici (20% ciascuno), e l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati (14%).

    Per competere efficacemente, le aziende italiane riconoscono che non basta offrire prodotti di alta qualità. Oltre la metà delle imprese intervistate ha indicato che una strategia di medio-lungo periodo è fondamentale; il 29% ha sottolineato l’importanza di scegliere partner locali affidabili, mentre il 26% ha evidenziato la necessità di conoscere le regole del paese di destinazione.

    Nel panorama competitivo, i principali concorrenti delle aziende italiane sono la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%). Per affrontare queste sfide, le imprese richiedono misure di supporto, come una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un incremento del sostegno pubblico all’internazionalizzazione delle PMI (49%).

    Guardando al futuro, il 2027 si preannuncia con ottimismo: l’82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati. Di questi, il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità, senza previsioni di rallentamento generalizzato.

    Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, ha commentato che il made in Italy continua a essere un simbolo di qualità e reputazione, ma ha avvertito che questo non è più sufficiente. «Nei mercati internazionali, la continuità della presenza, la conoscenza delle regole locali e la capacità di adattare il modello commerciale sono sempre più determinanti. La qualità è solo il punto di partenza».

  • Commercio in Italia: Un Settore in Trasformazione tra Riduzione dei Punti Vendita e Crescita del Fatturato

    Commercio in Italia: Un Settore in Trasformazione tra Riduzione dei Punti Vendita e Crescita del Fatturato

    In Breve

    Qual è la riduzione dei negozi al dettaglio in Italia dal 2018?
    Il numero di negozi è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione di circa 96mila unità.
    Come è cambiato il fatturato del settore commercio in Italia?
    Il fatturato complessivo è aumentato del 25,7%, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro.
    Quali settori hanno registrato la maggiore crescita?
    I discount alimentari e l'e-commerce hanno mostrato una crescita significativa, con fatturati in aumento.

    Negli ultimi anni, il panorama del commercio al dettaglio in Italia ha subito profondi cambiamenti. Tra il 2018 e i dati più recenti, il numero di negozi è sceso da 666.479 a 570.313, registrando una riduzione di circa 96mila unità, pari a un -14,4%. Nonostante questa contrazione, il fatturato complessivo del settore ha mostrato un incremento significativo, passando da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, con un aumento del 25,7%.

    Le categorie più colpite da questa diminuzione sono state gli ambulanti, che hanno visto una riduzione del -27,3%, e i piccoli negozi alimentari, con un calo del -17,9%. Al contrario, le farmacie hanno registrato una crescita del 4,2%. Un fattore chiave per l’aumento del fatturato è rappresentato dai discount alimentari, che hanno visto un incremento delle unità locali del 7,4%, degli addetti del 51,2% e del fatturato del 101,1%.

    È interessante notare che l’inflazione, salita del 19,8% nello stesso periodo, spiega solo in parte questa crescita, suggerendo una crescente ricerca di convenienza da parte delle famiglie italiane. Anche il settore dell’e-commerce, della vendita porta a porta e dei distributori automatici ha mostrato segni di vitalità, con un incremento del 13,6% delle unità locali e un aumento del fatturato del 41,9%.

    Dal punto di vista occupazionale, la diminuzione dei punti vendita non ha comportato una perdita equivalente di posti di lavoro. Infatti, il numero di addetti è sceso solo dell’1,8%, mentre il numero medio di addetti per negozio è aumentato da 2,9 a 3,3. Settori come l’abbigliamento e le calzature hanno registrato incrementi significativi, rispettivamente del 22,4%, e degli articoli culturali e ricreativi, con un aumento del 21,4%. Tuttavia, questi comparti hanno anche visto la chiusura di numerose insegne.

    Il fatturato per addetto è cresciuto del 27,9%, passando da 172mila a 220mila euro, con punte del 43,5% per le farmacie e del 50,4% per carburanti e tabacchi. Negli ipermercati, il fatturato per addetto è aumentato del 4,4%, mentre il fatturato complessivo è calato dell’8,4% e la dimensione media dei punti vendita si è ridotta del 13,6%, un fenomeno simile a quanto osservato in Francia, dove il formato sembra aver superato la fase di maturità.

    Analizzando i dati territoriali, il Sud Italia mantiene una densità commerciale più alta, con 12,1 negozi ogni mille abitanti, rispetto agli 8,8-8,9 del Nord-est e del Nord-ovest. Questa capillarità è legata a minori opportunità di lavoro dipendente, al funzionamento degli incentivi e alla crescita del turismo. È interessante notare che il Sud è l’unica macroarea in cui gli addetti sono aumentati sia negli esercizi specializzati (+1,9%) sia in quelli non specializzati (+10%) tra il 2018 e il 2023.

  • Sbloccati 300 milioni per il gasolio: un passo avanti per l’autotrasporto italiano

    Sbloccati 300 milioni per il gasolio: un passo avanti per l’autotrasporto italiano

    In Breve

    Qual è l'importo del credito d'imposta sbloccato?
    Sono stati sbloccati 300 milioni di euro per le imprese di autotrasporto.
    Quando possono essere presentate le domande?
    Le domande possono essere presentate a partire da settembre 2026.
    Quali veicoli possono beneficiare del credito?
    Possono beneficiare le imprese che utilizzano veicoli con massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate.

    Il governo italiano ha recentemente annunciato lo sblocco di un credito d’imposta del valore di 300 milioni di euro a favore delle imprese di autotrasporto. Il decreto attuativo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 167 del 21 luglio 2026, confermando così l’impegno del governo nel sostenere un settore cruciale per l’economia nazionale.

    Il credito d’imposta sarà concesso nella misura massima del 70% della maggiore spesa sostenuta per l’acquisto di gasolio utilizzato per la trazione dei veicoli, come indicato nelle fatture, per il periodo compreso tra marzo e giugno 2026. Le imprese che possono beneficiare di questa misura sono quelle che utilizzano gasolio commerciale per veicoli con una massa complessiva pari o superiore a 7,5 tonnellate. È stata inoltre confermata l’inclusione dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) tra i costi ammissibili.

    Le domande per accedere al credito d’imposta potranno essere presentate a partire dal mese di settembre tramite una piattaforma dedicata, gestita dall’Agenzia delle Dogane. Questa misura arriva dopo settimane di pressioni da parte delle associazioni di categoria e a seguito di un incontro tenutosi il 22 luglio presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Durante questo incontro, sono stati discussi gli impegni assunti dal governo il 22 maggio a Palazzo Chigi, che avevano portato alla sospensione di un fermo nazionale.

    Il governo si era impegnato non solo a introdurre il credito d’imposta, ma anche a offrire la possibilità di dilazionare il pagamento delle imposte. Queste misure erano state incluse in un decreto-legge approvato il giorno stesso dell’incontro e il credito è stato confermato con la successiva conversione in legge (Legge 25 giugno 2026, n. 113, pubblicata il 27 giugno).

    Tuttavia, le associazioni di categoria hanno segnalato incertezze operative nelle settimane successive. Unatras, ad esempio, ha inviato una lettera il 19 giugno alla presidente del Consiglio e ai ministri competenti per richiedere tempi certi per l’attuazione delle misure.

    In aggiunta, è stata annunciata la convocazione, nei primi giorni di settembre, di un tavolo permanente dell’autotrasporto merci e della logistica. Questo tavolo, presieduto dal ministro, sarà aperto alle associazioni di categoria, alla committenza e alla Presidenza del Consiglio, e avrà lo scopo di fornire uno strumento stabile di confronto su temi quali la logistica nazionale, le normative, l’intermodalità e gli investimenti.

    Alessandro Peron, segretario generale di Fiap, ha commentato: «Lo sblocco dei 300 milioni e l’avvio del tavolo permanente sono due risultati concreti, che confermano l’impegno assunto dal Governo dopo l’intesa di Palazzo Chigi. Ma non possiamo permetterci ritardi: il gasolio è già tornato a salire e per migliaia di imprese ogni settimana persa pesa sui bilanci. Il tavolo permanente dovrà essere lo strumento per dare risposte rapide e strutturali, a partire dal rinnovo del parco mezzi».

  • Cottarelli: L’Italia non ha bisogno di flessibilità Ue per il debito pubblico

    Cottarelli: L’Italia non ha bisogno di flessibilità Ue per il debito pubblico

    In Breve

    Cosa pensa Cottarelli della flessibilità Ue per l'Italia?
    Cottarelli ritiene che l'Italia non abbia bisogno di ricorrere alla flessibilità Ue per aumentare il debito pubblico al momento.
    Qual è la situazione economica attuale in Italia secondo Cottarelli?
    Gli indicatori economici mostrano performance positive, con un aumento dell'occupazione e della produzione industriale.
    Qual è l'impatto dell'inflazione sui salari in Italia?
    L'inflazione ha ridotto il potere d'acquisto dei lavoratori, con una perdita cumulata di circa il 7% rispetto all'inizio del 2021.

    Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, ha recentemente espresso la sua valutazione sulla situazione economica italiana, affermando che al momento non vi è necessità di ricorrere alla maggiore flessibilità concessa dall’Unione Europea per aumentare il debito pubblico. Secondo Cottarelli, un incremento del deficit dovrebbe essere giustificato solo se necessario per prevenire una recessione. Attualmente, gli indicatori economici non mostrano segni di debolezza tali da richiedere una manovra espansiva generalizzata.

    Il primo trimestre del 2026 ha registrato performance relativamente positive per gli standard italiani, con un aumento dell’occupazione e della produzione industriale. Sebbene si sia verificata una lieve flessione a maggio, i livelli rimangono elevati. Pertanto, eventuali interventi economici dovrebbero essere mirati a settori specifici particolarmente colpiti, finanziati attraverso tagli di altre spese o con un incremento delle entrate fiscali.

    Cottarelli ha anche sottolineato l’importanza della trasparenza nei programmi elettorali, evidenziando che molte promesse politiche sono prive di coperture finanziarie. Recenti stime indicano che alcuni partiti potrebbero avere impegni non finanziati per un valore compreso tra 140 e 150 miliardi di euro all’anno, una cifra che, se confermata, avrebbe implicazioni significative per il debito pubblico nel lungo termine.

    In merito alla questione salariale, Cottarelli ha osservato che i salari reali in Italia sono diminuiti di circa il 6,6% negli ultimi trent’anni. Sebbene l’introduzione di un salario minimo possa giocare un ruolo, non risolve il problema strutturale legato alla bassa crescita della produttività. Per affrontare questa sfida, sono necessarie politiche che incentivino gli investimenti e rendano l’Italia più attrattiva per le imprese.

    L’inflazione ha avuto un impatto considerevole sul potere d’acquisto dei lavoratori. Tra il 2021 e il 2022, i prezzi sono aumentati di circa il 16-17%, portando a una perdita del potere d’acquisto di circa il 13% per i lavoratori dipendenti. Sebbene nei tre anni successivi i salari abbiano recuperato parte del terreno perduto, la ripresa dell’inflazione rappresenta un rischio aggiuntivo per il potere d’acquisto.

    Infine, Cottarelli ha discusso del consolidamento bancario, ritenendo inevitabile un processo di rafforzamento delle banche italiane per competere a livello europeo e mondiale. Ha sottolineato l’importanza di preservare le banche territoriali, che svolgono un ruolo cruciale per le famiglie e le piccole e medie imprese, auspicando un approccio a doppio binario per garantire la loro sostenibilità.

  • UniCredit chiude il miglior semestre della sua storia con un utile netto di 6,3 miliardi

    UniCredit chiude il miglior semestre della sua storia con un utile netto di 6,3 miliardi

    In Breve

    Qual è stato l'utile netto di UniCredit nel primo semestre 2026?
    L'utile netto di UniCredit nel primo semestre 2026 è stato di 6,3 miliardi di euro.
    Come si confronta l'utile netto con quello dell'anno precedente?
    L'utile netto è aumentato del 3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
    Quali sono le principali fonti di ricavo per UniCredit?
    Le principali fonti di ricavo sono le commissioni e la gestione assicurativa.

    UniCredit ha annunciato di aver chiuso il primo semestre del 2026 con un utile netto di 6,3 miliardi di euro, segnando così il miglior risultato della sua storia. Questo valore rappresenta un incremento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma sale al 24% se si esclude una posta straordinaria negativa di 245 milioni di euro, registrata nella linea dei proventi da negoziazione nel secondo trimestre.

    Nel solo secondo trimestre, l’utile netto è stato di 2,9 miliardi di euro, superando le stime di mercato che prevedevano un valore di circa 2,83 miliardi. I ricavi netti core hanno mostrato una crescita del 3,6% trimestre su trimestre, raggiungendo i 12,2 miliardi di euro, sostenuti da un forte impulso delle commissioni e dal risultato netto della gestione assicurativa. Inoltre, il margine di interesse ha evidenziato un’accelerazione sequenziale, supportato da una crescita di qualità dei volumi.

    Nel primo semestre, i ricavi netti totali sono stati pari a 13 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, escludendo la posta straordinaria sui proventi da negoziazione, o del 4% al netto di tale esclusione. Tuttavia, il margine di interesse ha registrato una diminuzione dello 0,8% rispetto al primo semestre dello scorso anno, attestandosi a 7,2 miliardi di euro. Se si esclude l’impatto della Russia, il margine di interesse è in aumento dello 0,2%, con una prevista ulteriore accelerazione sequenziale.

    Le commissioni e il risultato netto della gestione assicurativa hanno totalizzato circa 5 miliardi di euro nel semestre, con una crescita dell’11%, rappresentando circa il 38% dei ricavi netti. I proventi da negoziazione, invece, si sono attestati a 229 milioni di euro, in calo del 55% rispetto al primo semestre precedente, principalmente a causa della posta straordinaria negativa di 245 milioni di euro nel secondo trimestre.

    Il costo del rischio è rimasto contenuto, a 17 punti base, e il gruppo ha generato organicamente 2,5 miliardi di euro, equivalenti a 85 punti base di capitale, nel secondo trimestre. Andrea Orcel, amministratore delegato di UniCredit, ha dichiarato che il programma Unlimited sta accelerando la crescita redditizia dei ricavi e migliorando l’efficienza operativa. Inoltre, ha indicato un aggiornamento della guidance per l’utile netto 2026, prevedendo un valore ben oltre 11 miliardi di euro, o circa 11,5 miliardi escludendo i costi di integrazione, a testimonianza dell’efficacia della strategia e degli investimenti in persone, tecnologia e intelligenza artificiale.

  • easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    easyJet: utile ante imposte in calo del 70% nel terzo trimestre 2026

    In Breve

    Qual è stato l'utile ante imposte di easyJet nel terzo trimestre 2026?
    easyJet ha registrato un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline.
    Quali fattori hanno influenzato i risultati di easyJet?
    L'aumento del costo del carburante e il rallentamento della domanda a causa del conflitto in Medio Oriente.
    Come si prevede l'andamento futuro di easyJet?
    Si prevede una crescita della capacità di circa il 6% e una ripresa della fiducia dei consumatori.

    easyJet ha annunciato i risultati finanziari del terzo trimestre dell’esercizio 2026, riportando un utile ante imposte adjusted di 85 milioni di sterline. Questo rappresenta un calo del 70% rispetto ai 286 milioni di sterline dello stesso periodo dell’anno precedente. L’andamento negativo è stato principalmente influenzato dall’aumento dei costi del carburante e da un rallentamento della domanda, aggravato dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha avuto un impatto diretto sulle prenotazioni durante i mesi primaverili.

    Nonostante queste difficoltà, le prenotazioni last minute hanno mostrato una certa resilienza, e il management di easyJet ha segnalato segnali di graduale miglioramento, con una ripresa della fiducia da parte dei consumatori. Nel trimestre, la capacità è aumentata del 3% in termini di ASK (Available Seat Kilometers), mentre i posti disponibili sono cresciuti dell’1%. I passeggeri trasportati sono stati 25,8 milioni, con un load factor dell’88,9%, in calo di un punto percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

    Il ricavo unitario (RASK) ha registrato una diminuzione del 3%, ma ha mostrato un miglioramento di un punto percentuale rispetto alle previsioni fornite a maggio. Il costo unitario del carburante ha subito un incremento del 13%, contribuendo a un aggravio di 105 milioni di sterline rispetto al terzo trimestre del 2025. Il picco dei prezzi del carburante è stato registrato ad aprile, con valori attorno a 1.800 dollari per tonnellata metrica, incidendo in particolare sulla quota di consumi non coperta da hedging.

    Il segmento dei pacchetti vacanza ha mantenuto una certa stabilità, con easyJet holidays che ha riportato un utile ante imposte di 84 milioni di sterline, leggermente inferiore rispetto agli 86 milioni dell’anno precedente. Tuttavia, al netto dell’effetto cambi, il risultato operativo è cresciuto del 7%, e i clienti della divisione sono aumentati dell’8%, consentendo all’azienda di guadagnare quote di mercato.

    Per l’intero esercizio 2026, il management prevede una crescita della capacità di circa il 6% e dei posti disponibili intorno al 3%, con una previsione di crescita dei clienti a bassa doppia cifra rispetto ai 3,1 milioni registrati nel 2025. Per la prima metà dell’esercizio 2027, la crescita della capacità dovrebbe tornare a livelli più normali, e le prime indicazioni sulle prenotazioni mostrano un aumento dei rendimenti dei biglietti in una percentuale a una cifra medio-alta.

    Il CEO di easyJet, Kenton Jarvis, ha commentato: «L’impatto del conflitto in Medio Oriente ha continuato a riflettersi sia sui prezzi del carburante sia sulle tendenze di prenotazione durante il trimestre. Abbiamo mantenuto una politica tariffaria competitiva che ha sostenuto una forte domanda di prenotazioni last minute per voli e pacchetti vacanza, mentre l’attenzione costante all’esecuzione operativa ci ha consentito di migliorare ulteriormente puntualità e soddisfazione dei clienti».

    La compagnia aerea ha confermato la sua strategia di miglioramento della redditività attraverso iniziative di efficienza operativa, lo sviluppo del business holidays e nuovi programmi di fidelizzazione previsti per il 2027. Con il ritorno a condizioni di mercato più favorevoli, easyJet si aspetta che tali iniziative possano supportare il raggiungimento dell’obiettivo di medio termine di oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte.

  • STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Grazie all’Intelligenza Artificiale

    STM: Crescita dei Ricavi nel Secondo Trimestre Grazie all’Intelligenza Artificiale

    In Breve

    Qual è stata la crescita dei ricavi di STM nel secondo trimestre?
    STM ha registrato un aumento del 26% dei ricavi nel secondo trimestre, raggiungendo 3,487 miliardi di dollari.
    Quali settori hanno contribuito ai ricavi di STM?
    I settori principali sono stati communication equipment, periferiche per computer e industria automobilistica.
    Quali sono le previsioni per il terzo trimestre?
    STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, con un aumento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025.

    STM ha chiuso il secondo trimestre del 2026 con risultati finanziari decisamente positivi, registrando ricavi in crescita del 26%, pari a 3,487 miliardi di dollari. Questo incremento è accompagnato da un margine lordo che è salito di 130 punti base, raggiungendo il 34,8%, e da un utile netto di 222 milioni di dollari, rispetto a una perdita di 97 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente.

    I ricavi netti hanno superato le stime aziendali, grazie ai contributi significativi provenienti dai settori delle communication equipment, delle periferiche per computer e dell’industria automobilistica. Jean Marc Chery, CEO di STM, ha sottolineato un forte incremento della domanda, con prenotazioni sostenute in tutti i mercati finali e segnali di offerta limitata in diverse categorie di prodotto. Inoltre, i livelli di magazzino della distribuzione sono attualmente al di sotto degli obiettivi standard.

    Per il terzo trimestre, STM prevede ricavi di 3,7 miliardi di dollari, con un aumento del 16,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il margine lordo è previsto al 37%, tenendo conto di oneri per sottoutilizzo degli impianti pari a 70 punti base.

    Le prospettive per l’ultimo trimestre del 2026 sono ancora più promettenti, con un’ulteriore accelerazione dei ricavi attesa grazie ai programmi in corso con i clienti nei data center per l’intelligenza artificiale e nelle comunicazioni via satellite a bassa orbita. Si stima che i ricavi per l’ultima parte dell’anno possano superare i 4 miliardi di dollari, con una crescita del secondo semestre rispetto al primo che supera la normale stagionalità del 15%.

    STM ha anche rivisto al rialzo le proprie previsioni sui ricavi per i data center, ora stimando oltre 1 miliardo di dollari nel 2026 e la possibilità di superare nettamente i 2 miliardi nel 2027, a condizione che la dinamica attuale continui e considerando gli impegni già in essere.

    Nel semestre chiuso al 27 giugno, i ricavi totali sono stati di 6,582 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 5,283 miliardi della prima metà del 2025. La posizione finanziaria netta al 27 giugno era positiva per 2,01 miliardi di dollari.

    Tuttavia, nonostante i risultati incoraggianti, il titolo di STM ha aperto in calo a Piazza Affari, cedendo oltre il 15%. Questo potrebbe essere attribuito a prospettive leggermente inferiori alle attese e alla correzione in atto nel settore.