In Breve
- Qual è la causa delle proteste degli autotrasportatori?
- Le proteste sono causate dall'aumento dei prezzi del carburante.
- Quali sono gli effetti delle proteste sulle filiere produttive?
- Le filiere produttive stanno subendo blocchi e carenze nei supermercati.
- Cosa sta facendo il governo per affrontare la situazione?
- È previsto un incontro tra i rappresentanti degli autotrasportatori e il ministro Salvini.
Le proteste degli autotrasportatori in Italia, scatenate dall’aumento dei prezzi del carburante, stanno avendo ripercussioni significative sulle filiere produttive del Mezzogiorno. Le aziende agricole si trovano con celle frigorifere piene e camion carichi di prodotti deperibili fermi sulle strade, mentre i supermercati iniziano a segnalare carenze sugli scaffali.
Le mobilitazioni interessano autostrade, accessi alle città e collegamenti con le piattaforme logistiche. Un incontro tra i rappresentanti degli autotrasportatori e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è previsto a Milano per discutere la situazione. In Puglia, Coldiretti ha denunciato consegne bloccate e difficoltà operative nelle piattaforme della grande distribuzione, con ortofrutta, funghi e fiori lasciati nelle aziende e alcuni tir già carichi impossibilitati a proseguire, aumentando il rischio di scarti.
In Molise, a Termoli, i supermercati registrano problemi di approvvigionamento nei reparti di frutta, verdura e prodotti da forno. A Campobasso, camion e trattori hanno raggiunto il centro cittadino, provocando disagi alla circolazione. In Campania, la protesta ha interessato i collegamenti autostradali e il porto di Napoli, dove alcuni tir hanno bloccato il varco Bausan, causando code di circa due chilometri.
La mobilitazione è iniziata intorno a mezzanotte nella zona di Caianello e ha richiesto l’intervento della Polizia stradale e del personale di Autostrade per l’Italia. In Puglia, un corteo partito da Altamura ha raggiunto Bari per chiedere un incontro con il presidente regionale, mentre presidi e blocchi sono stati attivati anche sulla provinciale 231 vicino a Corato.
In Calabria, Fedralog ha istituito un presidio sulla statale 18 a Fuscaldo, rallentando il traffico per brevi intervalli, mentre a Scalea studenti e insegnanti hanno manifestato in solidarietà. In Basilicata, i tir presidiano gli accessi stradali a Potenza Est, Potenza Ovest e nella zona industriale di Tito, con disagi segnalati sulla Jonica nel Metapontino.
Nonostante i distributori di carburante mostrino segni di normalizzazione, la criticità per le produzioni deperibili in Sicilia rimane alta. Il Comitato trasportatori siciliani ha proposto di favorire la ripartenza dei carichi ortofrutticoli via terra attraverso lo Stretto di Messina, con particolare attenzione all’uva Italia, in una fase cruciale della stagione commerciale.
Il coordinatore del Comitato, Salvatore Bella, ha precisato che il fermo riguarda i servizi nei porti e i mezzi delle imprese aderenti lasciati nei parcheggi, dichiarando che il Comitato non attua blocchi stradali e lascia libere le aziende che intendono viaggiare. Tuttavia, la protesta ha raggiunto anche le barriere autostradali di Tremestieri a Messina Sud e di San Gregorio a Catania, con tir fermi sulle carreggiate.
Le difficoltà nei rifornimenti hanno allertato anche le aziende siciliane di autobus, con Anav Sicilia che segnala il rischio di scorte insufficienti di gasolio se le consegne non riprenderanno. Le rivendicazioni degli autotrasportatori includono il costo del gasolio, l’accesso alla liquidità e la riduzione dei margini, con impatti significativi sulla continuità delle forniture e dei servizi.

